| I Koan |
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Aprirsi al cuore dell’esperienza Talvolta i praticanti di meditazione Zen si perdono dentro lo Zazen, scambiando il “silenzioso vuoto nulla” per la manifestazione dell’essere. I koan aiutano a riportarti alla vita dell’essere e a controllare, come diceva un Maestro Zen, “se dormi o se sei sveglio”. La parola giapponese koan, che letteralmente significa “editto pubblico”, indica il resoconto di un incontro tra maestro e discepolo. Abitualmente, durante questo incontro, il maestro Zen assegna un quesito paradossale all’allievo come stratagemma per aiutarlo a liberarsi dal condizionamento mentale della logica dualistica e discriminante. Se lo ascolti con le orecchie non lo cogli,
solo quando lo udirai con gli occhi, lo coglierai Questo koan, ad esempio, è un invito a udire le cose non solo con le orecchie, ma a immergersi in ciò che si sta facendo coinvolgendo completa-mente tutti i sensi e tutto noi stessi. Se ascoltiamo solo ciò che la nostra mente ci dice, ascoltiamo solo ciò che abbiamo in mente. Se, come nella meditazione Zazen, ci buttiamo senza preconcetti in ciò che facciamo, allora saremo immersi nella realtà del momento. Seduti in Zazen, ripetiamo mentalmente l’enunciato del koan, fino a quando non viene interiorizzato. Sono tanti i pensieri e le spiegazioni che la mente offre riguardo al koan, ma non bisogna mai accontentarsi di una risposta. Perché non c’è una risposta al koan, c’è solo il farlo proprio nella vita, trasformando ogni attimo di essa in un koan. Seduti in Zazen, immersi in un koan o semplicemente impegnati nella nostra quotidianità, se riusciamo a penetrare la realtà andando oltre le parole e le azioni, possiamo liberarci dalle illusioni e dai fantasmi della mente. Con la mente limpida come il cielo azzurro, possiamo vivere liberi dalla sofferenza derivante dai condizionamenti e dagli attaccamenti. Possiamo vedere la realtà così com’è e vivere il koan o, come dicono i maestri Zen, “essere il koan”. Lo Zazen |
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