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ASCOLTO ANALITICO: dedicarsi all'esame dei dettagli che formano la realtà.

BODHI: indica il risveglio buddhista inteso in senso spirituale, tradotto in Occidente anche con il termine “illuminazione”.

BODHISATTVA: è un sostantivo maschile sanscrito che letteralmente significa "Essere (sattva) illuminazione (bodhi)". È un termine proprio del Buddhismo.

BRAMINI: il brahmano, detto anche bramino o bramano (devanāgarī:, IAST brāhmaṇa) è un membro della casta sacerdotale del Varṇaśrama dharma o Varṇa vyavastha, la tradizionale divisione in quattro caste (varṇa) della società induista.

BUDDHA: come dice il nome, un "risvegliato" (buddha è infatti il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi) ed indica, secondo il Buddhismo, un essere che ha raggiunto l'illuminazione (bodhi) e in particolare il massimo grado di essa (samyaksaṃbodhi).
Buddha Shakyamuni al secolo Siddhārtha Gautama (sanscrito, devanāgarī; pāli, Siddhattha Gotama), fondatore del Buddhismo, è considerato una delle più importanti figure spirituali e religiose dell'Asia. Gautama Buddha visse approssimativamente tra il 566 a.C. e il 486 a.C. Siddhārtha Gautama proveniva da una famiglia ricca e nobile del clan degli Śākya, da cui anche l'appellativo di Śākyamuni.

BUDDHISMO MAHAYANA: il termine “mahāyāna” si compone dei termini sanscriti maha con il significato di "grande" e yāna con il significato di "veicolo", quindi "Grande veicolo" da intendersi come ciò che conduce gli esseri senzienti verso la liberazione spirituale. Attualmente tutte le scuole buddhiste esistenti sono di derivazione Mahāyāna, fatto salvo la scuola Theravāda la quale non ha mai accolto la canonicità degli insegnamenti riportati nei sūtra mahāyāna

CH’AN: il Buddhismo Chán rappresenta un insieme di scuole, dottrine e lignaggi del Buddhismo cinese che fanno riferimento alla figura di Bodhidharma, il leggendario monaco indiano tradizionalmente ritenuto il suo fondatore. Questo buddhismo è sorto probabilmente alla fine del VI secolo in Cina. Dal Buddhismo Chán derivano le tradizioni dello Zen giapponese, del Sòn coreano e del Thiền vietnamita.

COMPLETA-MENTE: realizzato

DHARMA: deriva dalla radice sanscrita dhṛ traducibile in italiano come "fornire una base", ovvero come "fondamento della realtà", "verità", "obbligo morale", "giusto", "come le cose sono" oppure "come le cose dovrebbero essere".

DHYANA: è un termine sanscrito (jhāna in lingua pāli) che letteralmente significa “visione”, ma generalmente ha l'accezione di meditazione. Dalla traslitterazione della parola dhyāna nell'ambito delle filosofie orientali derivano i termini Chan, in cinese, e Zen, in giapponese.

DOJO ZEN: è un termine giapponese che significa etimologicamente luogo (jō) dove si segue la via (dō). In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del Bujutsu, che durante il periodo Tokugawa fu influenzata dalla tradizione Zen, perciò è a tutt'oggi diffuso nell'ambiente delle arti marziali.

ILLUMINAZIONE: nell’illuminazione zen non è di rilevante importanza vedere Buddha, piuttosto essere Buddha. Buddha non è un’immagine di un tempio, perché non c’è più nessuna immagine, e di conseguenza nulla da vedere, nessuno che vede. C’è un vuoto nel quale nessuna immagine è concepibile.  Se è lecito  pensare di poter  concludere una analisi su quanto più di indefinibile possa esservi quale è lo Zen, si potrebbe dire insieme a Shan Hui che “Il vero vedere è quando non c’è più nulla da vedere”.

KOAN: il significato originario del termine in lingua cinese è "avviso pubblico" o "ordinanza di legge" emesso da un ufficio del Governo imperiale cinese. Nello Zen acquisisce il significato di esempio che vuole essere di guida per la vita.

LEGGE D’INTERDIPENDENZA: ciò che noi facciamo, sempre, direttamente o indirettamente coinvolge tutti.

MERIDIANI: possono essere considerati come una rete invisibile, essenziale per il mantenimento di un equilibrio armonioso, che lega tutte le Sostanze Fondamentali e gli Organi e Visceri (Zang-Fu), che connette tra loro tutte le parti del corpo, portando nutrimento e regolandone le funzioni vitali. Sono le vie preferenziali attraverso le quali vengono trasportate le Sostanze Fondamentali e tutte le informazioni necessarie al corretto funzionamento del corpo

MERIDIANI STRAORDINARI CENTRALI: il meridiano centrale posteriore, quello centrale anteriore, quello vitale. Questi meridiani straordinari sono complementari ai dodici principali e sono importantissimi per l'equilibrio del nostro organismo e quindi per la nostra salute. Il Meridiano Centrale (o vaso concezione o vaso servo) è un meridiano straordinario (i meridiani che reagiscono alle energie psichiche) che corre lungo la parte anteriore del corpo dal basso verso l'alto, dal perineo al palato

NIRVANA: dal sanscrito nirvāṇa esprime un concetto proprio delle religioni buddhista e giainista, successivamente introdotto anche nell'induismo. Ha un ruolo fondante soprattutto nel buddhismo, dove possiede il significato sia di estinzione (da nir + √va, cessazione del soffio, estinzione) che, secondo una diversa etimologia proposta da un commentario buddhista di scuola Theravāda, libertà dal desiderio (nir + vana)

PRAJÑAPARAMITA: il nome dei Prajñāpāramitā Sūtra deriva dall'insieme di alcuni termini sanscriti:
•    prajñā = sapienza;
•    pāram = al di là;
•    itā = lei che è andata.
Quindi si potrebbe tradurre come “sutra della sapienza trascendente”.

RINZAI: è una delle tre scuole del Buddhismo Zen che, insieme alle scuole Sōtō e Obaku, è esistente tutt'oggi. Lo Zen Rinzai deriva direttamente dalla scuola cinese Chan di Linji, da cui prende il nome, fondata da Linji Yixuan nel IX secolo. Essa si caratterizza oltre che per lo Zazen (meditazione seduta), anche per l'utilizzo dei Koan, sorta di problemi senza soluzione razionale che vengono proposti dal maestro al discepolo in un incontro personale detto Sanzen e per il Satori, illuminazione improvvisa

SAMĀDHI: corrisponde all'ultimo stadio dell'ottuplice sentiero e quindi riassume tutte le pratiche meditative dei dhyāna oltre le quali si colloca l'obiettivo finale, il nirvāṇa. Nel Buddhismo il samādhi è frutto dell'unione della tecnica meditativa del śamatha ("dimorare nella calma", ovvero calmare la mente) con l'altra tecnica meditativa denominata vipaśyanā ("visione profonda") queste due pratiche vanno eseguite unitamente anche se una può procedere dall'altra.

SAMARA: il termine devanāgarī, "scorrere insieme", indica, nelle religioni dell'India quali il Brahmanesimo, il Buddhismo, il Giainismo e l'Induismo, la dottrina inerente al ciclo di vita, morte e rinascita. È talora raffigurato come una ruota.

SANGHA: è il termine sanscrito e pāli che indica la comunità dei monaci buddhisti. Va precisato che tale termine per alcune scuole del Buddhismo Mahayana implica anche i laici che hanno preso rifugio nei Tre gioielli, che osservano i precetti buddhisti e hanno formulato i voti del bodhisattva.
Per costituire formalmente un sangha monastico, la comunità dei monaci deve essere composta da almeno quattro monaci pienamente ordinati, ossia non più novizi.

SCUOLA BUDDHISTA DELL’ILLUMINAZIONE IMPROVVISA: con Hui Neng (638-713 d.C.), sesto Patriarca cinese, ritenuto il secondo fondatore del Ch'an, ebbe inizio la Scuola meridionale del Ch'an, detta anche Scuola del Vuoto, la quale si allontanò ancor più dalla tradizione scolastica, dalle scritture e dalla ricerca intellettuale a favore dell'esperienza diretta del vedere nella propria natura e dell'istantaneità dell'illuminazione. Per questo prese il nome di Scuola dell'illuminazione improvvisa.

SESSHIN: è un ritiro spirituale intensivo (della durata di pochi giorni o di una settimana) svolto periodicamente.

SOTO ZEN: afferma che la realtà è sempre presente in noi stessi e quindi non serve alcuna ricerca o sforzo, è sufficiente la fede nel fatto che questa verità è già in noi. In realtà le due scuole Rinzai e Soto sono solo apparentemente in contrasto e vi sono reciproci riconoscimenti

SUTRA: fanno parte del secondo insieme di testi sacri della Tripitaka (che dal sanscito, Tri-Pitaka, viene tradotto letteralmente in “tre-ceste”). Questa seconda categoria, Sutra Pitaka, contiene per lo più insegnamenti impartiti dal Buddha stesso o da altri suoi vicini discepoli.
Esistono tre versioni del canone Buddhista Tripitaka, ed ogni versione contiene una varietà enorme di scritture. Ad oggi quella più conosciuta e studiata è il canone Pali della tradizione Theravada (del solo canone Pali, i testi già tradotti inglese occupano migliaia di pagine).

SUTRA DEL CUORE: il "Sutra della Perfezione della Saggezza" o "Sutra del Cuore" è uno dei testi più conosciuti nella tradizione Mahayana. Lo studio di questo Sūtra è particolarmente enfatizzato nel Buddhismo est-asiatico. Le varie traduzioni vengono cantate frequentemente dai praticanti Zen durante le cerimonie in Cina, Korea, Vietnam e Giappone. È di fondamentale importanza anche per un ampio numero di scuole tibetane.

SUTRA LANKAVATARA: è considerato altrettanto importante nelle scuole buddhiste sino-giapponesi, e si ritiene sia al fondamento della scuola buddhista Chán. Il legame tra il Buddhismo Chán e il Laṅkâvatārasūtra sarebbe testimoniato in un passaggio dello Xùgāosēngzhuàn redatto da Dàoxuān nel 645, inerente alla biografia di Fǎchōng dove si afferma che il discepolo di Bodhidharma, Huìkě, ottenne dallo stesso i quattro volumi del Laṅkâvatārasūtra con l'invito a studiarlo e ad applicarlo per la salvezza del mondo. Il sūtra riporta cento otto risposte che il Buddha Śākyamuni, di ritorno da un incontro con i nāga in fondo all'oceano, dà a delle domande postegli dal bodhisattva Mahāmati incontrato dopo un invito del re di Laṅkâ (odierno Sri Lanka), di nome Rāvana.

TANTO: è un pugnale giapponese lungo fino a 30 cm (di sola lama). In battaglia era tenuto dietro la schiena, per comodità, in quanto l'estrazione della katana e del wakizashi doveva essere fluida e senza intoppi

TERAVADA: gli adepti possono essere definiti sthaviravāda o theravāda poiché il termine thera (in pāli) e il termine sthavira (in sanscrito) hanno il medesimo significato: "vecchio, autorevole". La dottrina, infatti, secondo questa tradizione, appartiene ai monaci anziani e venerandi, quelli che più s'avvicinavano al Buddha Shakyamuni e che più di tutti rifuggirono da ogni innovazione di tipo teorico. I Theravāda sostengono quindi, come d'altronde tutte le altre scuole buddhiste per le rispettive loro dottrine, che la loro dottrina corrisponda in pieno a quella enunciata dal Buddha Shakyamuni.

ZAZEN: si intende un vasto insieme di significati, grossolanamente traducibili in italiano con "meditazione seduti", attualmente riferiti a pratiche, per lo più, dell'ambito delle scuole Zen giapponesi sviluppatesi dalla corrente buddhista nata in Cina tra il quinto e il VI secolo e nota a partire dal IX secolo con il nome generico di Chanjia.